Essere BIO  

Alimentazione biologica o quasi vegetariana nell'ecologia profonda


Oggi sappiamo che il nostro rapporto con la Natura è quello di un tipo di cellule con l'Organismo cui appartengono: siamo parte integrante di un Organismo più grande, che possiamo chiamare l'Ecosistema, o l'Ecosfera, o più semplicemente, la Terra.
L'Ecosistema complessivo è omeostatico, cioè capace di auto correggersi: è costituito di venti-trenta milioni di specie di esseri senzienti, oltre agli esseri collettivi, ai Complessi di viventi e a tutte le relazioni che li legano fra loro e li connettono al mondo inorganico.

Sappiamo anche che nei sistemi complessi si manifestano fenomeni mentali che rendono completamente imprevedibile l'evoluzione del sistema. Anche se le schematizzazioni sono sempre riduttive, possiamo dividere il pensiero scientifico-filosofico attuale su questi temi nelle seguenti correnti:
- Una corrente "spiritualista" in cui il sistema complesso "Terra" o "Ecosfera" è considerato anche mentale (teoria di Gaia);
- Una corrente "materialista" in cui l'Ecosfera è considerata semplicemente un sistema complesso che si evolve prendendo "a caso" la via successiva ad ogni biforcazione-instabilità.
In entrambi i casi si riconosce la necessità di ragionare in termini sintetici-olistici e non considerare i singoli processi come isolabili e trattabili con una modalità lineare di causa-effetto.

La condizione di stazionarietà di gran parte degli ecosistemi naturali è mantenuta attraverso oscillazioni numeriche non troppo grandi delle specie che li compongono: da un'osservazione anche superficiale si nota che esistono certe regole, certi campi di variabilità quantitativa o numerica entro i quali devono rimanere i componenti di una specie - in funzione del tipo di alimentazione - perché l'ecosistema sia in grado di autocorreggersi.

Una delle cose più evidenti è che la biomassa - cioè il numero degli individui per il loro peso - dei predatori deve essere molto inferiore a quella degli erbivori, che a loro volta devono mantenersi in certi rapporti rispetto alla quantità e al tipo di vegetazione presenti nell'ecosistema. Per inciso, un ecosistema con assenza totale di predatori si degrada e infine scompare per il depauperamento totale della vegetazione, cui segue la fine degli stessi erbivori. Ogni passaggio della catena alimentare costituisce un grande spreco energetico: anche per questo motivo devono essere rispettati determinati rapporti.
In poche parole c'è posto per un leone ogni mille gazzelle, c'è spazio per un'aquila ogni mille marmotte.

Per quanto riguarda le specie onnivore, è evidente che: più la loro dieta è carnea, minore deve essere il numero di individui presenti nell'ecosistema. Il fatto di cosa mangi in prevalenza un primate onnivoro di settanta chili e con sette miliardi di individui è quindi molto rilevante per la conservazione delle capacità di autoregolazione della Biosfera e quindi per la sopravvivenza della Terra (compresa naturalmente l'umanità).

Osserviamo la dieta delle specie più simili a noi, ricordando che il loro patrimonio genetico differisce da quello umano dell'uno-due per cento: gorilla, oranghi e scimpanzé mangiano frutta, verdura, radici e tuberi, con l'aggiunta di insetti e larve di insetti. Si possono definire onnivori, ma sostanzialmente vegetariani.

Attualmente uno dei processi più disastrosi per gli ecosistemi naturali e per l'intera Biosfera è l'abbattimento delle foreste o la degradazione delle praterie per ottenere pascoli per le immense mandrie bovine destinate all'alimentazione carnea dell'umanità; ma il fenomeno è ancora più grave se si abbatte la foresta o si degrada la prateria per coltivare cereali, destinati ad alimentare dette mandrie di bovini e se questi cereali non costituiscono un ecosistema autonomo ma richiedono massicci apporti esterni.

Da questo approccio siamo arrivati alle idee dell'ecologia profonda.
Infatti, anche se le schematizzazioni sono sempre riduttive, possiamo dividere il movimento ecologista in due categorie:
- l'ecologia di superficie, che ha per scopo la diminuzione degli inquinamenti e la salvezza degli ambienti naturali senza intaccare la visione del mondo della cultura occidentale;
- l'ecologia profonda, in cui vengono modificate radicalmente le concezioni filosofiche dominanti: in questa forma di pensiero si dà un'importanza metafisica alla Natura, superando il concetto restrittivo e fuorviante di "ambiente dell'uomo". Il fondatore di questa linea di pensiero in Occidente è considerato il filosofo norvegese Arne Naess, tornato alla Terra nel gennaio 2009 all'età di 97 anni.

In realtà l'ecologia profonda era la filosofia di vita di molte culture umane, soprattutto quelle native del continente americano, anche se spesso non a livello completamente cosciente, almeno in senso occidentale.

Guido Dalla Casa

 
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