L'esperto risponde (0016)  
 
data: 9 febbraio 2012
 
Esperto:
Roberto Pinton
 
     

Domanda
Quali sono le reali differenze fra frutta e verdura bio e non bio?
Giulia


Risposta
Gentile Giulia,
Cominciamo con le differenze.
Dal punto di vista dell'impatto ambientale, coltivare con il metodo biologico riduce le emissioni di gas serra (lo ha di recente confermato una ricerca condotta dal ministero statunitense dell'agricoltura): al contrario di ogni altro sistema produttivo, è in grado di rimuovere dall'atmosfera più gas serra di quanti non ne produca.
Sappiamo che l'agricoltura biologica arricchisce la biodiversità: nelle aziende biologiche l'università di Wuerzburg ha contato cento volte più impollinatori che in quelle convenzionali; nei campi biologici l'università di Oxford ha contato fino al 153% in più di piante spontanee, al 62% in più di uccelli e al 75% in più di pipistrelli.
Nell'agricoltura biologica non si ricorre a fertilizzanti chimici di sintesi, diserbanti, insetticidi, anticrittogamici e agli altri pesticidi chimici di sintesi, che presentano rischi per il suolo, per tutte le specie che sostano sull'acqua e per quelle che si nutrono con pesci contaminati, con effetti pericolosi non solo sulla salute dell'ambiente, ma anche su quella umana.
L'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale ci dice che la quantità di fitofarmaci distribuita è in aumento (erano 8,3 kg per ettaro nel 2001, il 52,6% in più rispetto al 1997) e che dal nord al sud del Paese sono in continuo aumento anche le contaminazioni: nelle acque superficiali e di falda le analisi hanno individuato residui di 131 pesticidi diversi; in Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna, le regioni più interessate alla coltura del mais, è contaminato circa l'80% delle acque analizzate.

Dal punto di vista nutrizionale, la rivista scientifica Agronomy for Sustainable Development (edita dall'Institut National de la Recherche Agronomique, il primo istituto di ricerca agronomica d'Europa e il secondo al mondo) ha pubblicato i risultati di una ricerca voluta e finanziata dall'Agence française de sécurité sanitaire des aliments che ha impegnato per due anni 50 ricercatori sulla qualità nutrizionale e la sicurezza alimentare dei prodotti biologici, con un'ampia review della letteratura scientifica internazionale.
Il loro lavoro si conclude con le parole: "La nostra analisi della letteratura scientifica disponibile evidenzia che le piante coltivate col metodo biologico tendono a presentare un maggior contenuto di sostanza secca, di alcuni minerali (ferro, magnesio) e di micronutrienti a effetto antiossidante (fenoli, resveratrolo), mentre i prodotti di origine animale presentano un maggior contenuto di acidi grassi polinsaturi. Rispetto alla sicurezza alimentare, la grande maggioranza (dal 94 al 100%) degli alimenti biologici non contiene alcun residuo di pesticidi; gli ortaggi biologici contengono significativamente meno nitrati (circa la metà di quelli presenti nei prodotti non biologici), mentre il livello delle micotossine è analogo ai prodotti convenzionali. L'analisi critica della letteratura scientifica indica che l'agricoltura biologica così come oggi sviluppata, è in grado di fornire prodotti di alta qualità, con alcuni importanti miglioramenti in termini di presenza di micronutrienti a effetto antiossidante, di assenza di residui di fitofarmaci tossici e di accumulo di nitrati".

Al di là del benefico impatto dei prodotti biologici sull'ambiente e sulla salute, la letteratura si sofferma particolarmente sui rischi connessi ai residui dei fitofarmaci.
Sappiamo che i residui delle sostanze chimiche di sintesi possono essere nocivi per gli adulti e lo sono con assoluta certezza per i bambini, tant'è che negli alimenti per l'infanzia l'Unione europea ammette lo stesso livello massimo di residui tollerato in quelli biologici: 0,01 mg/kg, sta a dire 1 milligrammo per quintale, 1 grammo per 100 tonnellate di prodotto, in pratica: zero.
Il limite di residui dell'erbicida glifosate tollerato sui piselli non biologici è di 10 mg/kg, cioè 1.000 volte superiore a quello tollerato nei piselli biologici…

Nell'aprile scorso Environmental Health Perspectives (edita dall'U.S. National Institute of Environmental Health Sciences, la più autorevole al mondo nel settore della salute pubblica, ambientale e del lavoro) ha pubblicato tre studi indipendenti che sono giunti alle stesse conclusioni: a nuocere allo sviluppo intellettivo dei bambini in età scolare è sufficiente l'esposizione prenatale ai pesticidi.
Le tre ricerche sono state condotte su gruppi di donne in gravidanza dall'istituto di Salute pubblica dell'università di Berkeley, dalla Mailman School of Public Health della Columbia University e dalla scuola di Medicina dell'ospedale Mount Sinai. I ricercatori di Berkeley e del Mount Sinai hanno misurato i metaboliti dei pesticidi nelle urine delle donne, mentre alla Columbia li hanno analizzati nel sangue del cordone ombelicale, poi sono passati a studiare i bambini dalla nascita ai 7, 9 e 15 anni, somministrando test di intelligenza. Le tre indagini hanno dimostrato che nell'infanzia si rilevano effetti negativi sulle funzioni cognitive legati all'esposizione ai pesticidi nel grembo materno, con un peggioramento correlato all'assunzione di pesticidi che arriva a 7 (il Q.I. si considera nella norma da 85 a 120).
"I risultati di singoli studi epidemiologici possono essere influenzati dal caso e da altre fonti di errore" ha sottolineato il tossicologo Hugh A. Tilson, direttore della rivista, "ma se consideriamo che da queste tre ricerche scaturiscono risultati analoghi su tre diverse popolazioni di bambini, dobbiamo dire che aggiungono peso sostanziale alla prova che collega i pesticidi agli effetti negativi sullo sviluppo cognitivo".

Se è a Suo agio con la letteratura scientifica (e con l'inglese), saremo lieti di inviarle copia di questi e altri studi.

Chiaramente non abbiamo la minima idea del motivo del suggerimento di abbandonare le patate convenzionali e di consumare quelle biologiche.
Possiamo solo arrischiare che Le sia stata diagnosticata una sensibilità o un'intolleranza ai residui di qualche sostanza chimica di sintesi (insettidica, anticrittogamico, antigermogliante), che nell'agricoltura biologica non si utilizza.

Per un elemento più preciso, non rimane che rivolgersi al sanitario che le ha suggerito la variazione nella dieta.

Un saluto cordiale,
Roberto Pinton

 
  I nostri esperti
 
 
 
 

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