Domanda
Che tipo di dentifricio e di colluttorio devo utilizzare per preservare al meglio la salute dei miei denti?
Risposta
Esiste una grandissima pressione commerciale all’utilizzo di dentifrici e colluttori e spesso le pubblicità martellanti spostano l’attenzione sulle supposte proprietà prodigiose di questi prodotti. Abbiamo quindi dentifrici con volenterosi microgranuli autopulenti che vanno a stanare la placca negli anfratti più nascosti e colluttori talmente potenti da scrostare gli scarichi di improbabili imbarcazioni…
In realtà l’utilità di questi prodotti è molto marginale mentre è di fondamentale importanza la precisione ed accuratezza con cui si effettua la pulizia meccanica dei denti. La placca è un composto estremamente morbido e facile da rimuovere ed è il movimento accurato delle setole dello spazzolino a realizzare la detersione. Bisogna tuttavia ricordare che il dente ha 5 facce esposte all’ambiente orale e che è necessario raggiungere e detergere tutte e cinque le superfici di ogni dente. Inutile quindi una gran spazzolata con tanta schiuma, molta forza e setole dure. Fondamentale invece un movimento mirato, circolare o verso il centro della bocca, ponendo l’attenzione a dove le setole agiscono sul dente. La pressione deve essere limitata, tale da non flettere eccessivamente le setole e da evitare lesioni alle gengive ed allo smalto.
Le superfici interprossimali sono parte del dente a tutti gli effetti e, anzi, sono proprio le zone a maggior rischio carie dato che non sono soggette alla parziale azione autopulente determinata dalla masticazione del cibo: è quindi necessario pulirle passando il filo interdentale, uno scovolino oppure almeno un getto d’acqua. Inutile sperare che i famosi microgranuli, animati da non si sa quale buona volontà, facciano il lavoro per noi!
Per imparare veramente a lavare bene i denti niente di meglio che una pastiglia rilevatrice di placca: dopo la propria consueta routine di pulizia basta scioglierne in bocca una, senza inghiottire, per vedere magicamente colorate di rosso o di blu tutte le zone dove la nostra azione è stata inefficace. Spesso si scopre con questo sistema che la nostra più scrupolosa spazzolata in realtà raggiunge solo un 50% delle superficie..
Una volta appresa una tecnica di detersione realmente efficace rimane ben poco spazio e scopo al dentifricio ed al colluttorio.
Ho in bocca varie otturazioni in amalgama ed ho sentito dire che contengono mercurio. Posso fare qualcosa per evitare di assimilare questo metallo pesante?
Le otturazioni in amalgama, di colore grigio metallico, sono costituite al 50% da mercurio, utilizzato quale solvente liquido per sciogliere a freddo altri metalli quali l’argento, lo stagno ed il rame. Sfortunatamente tale metallo viene continuamente rilasciato dalle otturazioni nella bocca, sotto forma di fumi volatili ed assorbibili, sebbene in piccole quantità.
Tale materiale sta progressivamente sparendo dall’impiego clinico e sarà bandito in tutta la comunità europea da Luglio 2012.
L’unico modo per evitare di essere esposti al mercurio proveniente da questo materiale è procedere alla sostituzione dei vecchi restauri con materiali moderni, privi di metalli pesanti. Occorre tuttavia sapere che proprio la procedura di smontaggio dell’otturazione dal dente può essere un momento di rilevante esposizione a fumi di mercurio, causati dall’azione meccanica e termica del trapano sul materiale.
Esistono vari accorgimenti tecnici, noti genericamente con il termine di rimozione protetta dell’amalgama, che permettono di confinare il dente su cui si lavora ed aspirare adeguatamente i fumi eventualmente prodotti, evitando così l’esposizione del paziente ma anche dello staff odontoiatrico.
Prima di intraprendere un percorso di sostituzioni delle otturazioni conviene quindi documentarsi, discuterne con il dentista e verificare che vengano prese precauzioni adeguate. Sfortunatamente ancora oggi è poco sentito il problema dell’esposizione al mercurio e molti dentisti ignorano perfino di essere considerati dall’ INAIL una categoria a rischio professionale. |