News da SaporBio (0029)  

 

 

data: 1 febbraio 2012
Titolo:
Come opera la natura vivente
Categoria:
News da SaporBio
 

Proviamo a camminare in una foresta, in un bosco delle Alpi o degli Appennini.
Cosa vediamo attorno a noi? Alberi, felci, terreno, funghi, scoiattoli, uccelli, e poi l'aria, il soffio del vento che fa stormire i rami; il sole, il cielo, le nuvole. Ci sono le relazioni fra tutti i componenti, che sono forse più significative dei singoli viventi.
Il vivente deve respirare, le piante verdi devono ripristinare l'ossigeno assorbito con la respirazione, ciascuno deve mangiare, poi lascia dei residui che sono risorse per altri esseri. Quando un vivente muore, la materia che ne costituiva il corpo è di nutrimento ad altri viventi. Come esempio, i funghi vivono sulle sostanze in decomposizione, l'erba e le altre piante vivono sulle sostanze di scarto degli animali.
Le relazioni fra noi, il fungo che abbiamo appena visto, l'aria che respiriamo, gli alberi che ci circondano sono indispensabili e abbastanza note. Non solo, ma se estendiamo il discorso ed esaminiamo complessi più ampi, troveremo anche il legame che c'è fra noi e quell'albero che è stato abbattuto nella foresta del Borneo per realizzare il tavolo su cui sto scrivendo. Ci sarà un soffio di ossigeno in meno nell'atmosfera terrestre e un po' di inquinante in più per la benzina bruciata dall'automezzo che mi ha portato la posta. La Terra, che ha la capacità di reagire alle piccole modifiche, cercherà di mantenere la situazione dei suoi componenti entro valori vitali, ma la sua capacità ha dei limiti. Infatti l'Ecosistema totale si comporta come un essere vivente: anche il mio organismo ha la possibilità di riportare la temperatura interna entro la fascia 36-38 gradi che mi consente di vivere e scrivere queste righe, ma se qualcosa forza la mia temperatura fuori da quella fascia per tempi apprezzabili, non riesco a riportarmi in situazione vitale, ed è la fine. Così avviene per la Terra e per i complessi (ecosistemi) che ne fanno parte, come la foresta.

In sostanza, l'ecologia è soprattutto la percezione di far parte integrante di un Complesso molto più vasto, l'Ecosistema (o la Terra), ed avere come primo valore la buona salute di questo Organismo.

La varietà è alla base della vita: varietà e vita si devono intendere anche come caratteristiche di un ecosistema, o - come esempio - di una società di termiti, che costituisce un essere collettivo; oppure di Primati, e quindi anche di umani.
Ritornando all'esempio della foresta, c'è un fluire di materia e di energia tra un vivente e l'altro e con il mondo inorganico, il terreno, l'humus, gli esseri piccolissimi. Non c'è alcun motivo per dubitare che ci siano anche scambi mentali. Il sistema foresta si mantiene in questo modo a tempo indeterminato senza variazioni apparenti, a meno che ci siano interventi drastici che lo fanno uscire dalle sue capacità di autocorreggersi ed autoripararsi. Il bosco si mantiene in modo autonomo, senza interventi esterni, a parte la necessità che venga rifornito continuamente di energia solare, che restituirà alla fine dei suoi processi: non può accumulare continuamente energia, altrimenti non sarebbe in condizione stazionaria. Il flusso energetico è indispensabile, come in tutti i viventi. Invece un campo coltivato con una sola coltura e senza rotazione non è in grado di mantenersi senza pesanti apporti esterni di fertilizzanti, antiparassitari, sostanze chimiche varie, energia proveniente da molto lontano (prodotti petroliferi), e così via.
Poiché non ha una sufficiente varietà interna per autosostenersi, deve essere continuamente "alimentato" da fuori. Il preteso aumento di produttività agricola per ettaro è una pia illusione: se si mettono in conto tutti gli apporti e l'energia consumata, venuta da lontano, non c'è alcun "miglioramento".
La comunità di milioni di vite diverse del suolo, sia macroscopiche che microscopiche, fa parte integrante della vita del bosco, che si autosostiene. Invece, nei campi come sono coltivati attualmente su vasta scala (di solito monocolture) si impiegano grandi quantità di sostanze chimiche derivate da combustibili fossili: questo accade da pochi decenni, cioè un attimo nella storia dell'umanità, che ha qualche milione di anni.
L'attuale modo di coltivare non può durare a lungo.
Inoltre, le sostanze "venute da lontano" lasciano residui pericolosi nei vegetali coltivati che finiscono sulla nostra tavola.
Solo con una coltivazione di tipo biologico ci manteniamo nel quadro della vita del mondo naturale e quindi possiamo continuare a far parte della Vita della Terra a tempo indefinito.

Guido dalla Casa

 
 
 
 

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