Crescono le città, anche se gli abitanti diminuiscono: dal 1991 al 2001 gli agglomerati urbani sono cresciuti di 8.500 ettari l'anno, persino in quei comuni che tra il 1951 e il 2011 si sono svuotati a causa dell'emigrazione. È pesante l'immagine dell'Italia restituita dal dossier sul consumo di suolo redatto da FAI, Fondo Ambiente Italiano e WWF Italia, "Terra Rubata - Viaggio nell'Italia che scompare".
Secondo i calcoli fatti dalle due associazioni ambientaliste, nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600.000 ettari, pari ad una conversione urbana di 75 ha al giorno. Per chi non conoscesse l'estensione di un ettaro, niente paura, Fulco Pratesi, presidente onorario WWF Italia, precisa: un ettaro corrisponde a 10.000 mq, per avere un'idea, un po' più dell'estensione di un campo da calcio (circa 7.000 mq).
E se nel dopoguerra l'espansione urbanistica poteva esser ricondotta alle esigenze del tempo, ora il consumo di suolo si è fatto vero e proprio spreco: le lobby del cemento, ricordano gli esperti, non solo hanno costruito più case di quelle che possono essere effettivamente abitate, ma hanno dato via a un'espansione urbana «sclerotica» senza alcuna pianificazione, caratterizzata da nuclei di abitazioni sparpagliati rispetto al centro cittadino, che a loro volta necessitano di apposite infrastrutture (strade, servizi etc…) che hanno portato ad un consumo di terreno sempre maggiore. Fulco Pratesi parla di «incendi grigi», vere e proprie colate di asfalto che divorano il suolo, «dato che ogni pezzo di terra deve diventare quattrini». Perché invece, si domanda il fondatore di WWF Italia, «non lasciare un campo a lucertole e farfalle»?
Perché un campo incolto oggi non ha più senso, bisogna riempirlo con qualcosa.
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